Il 28 gennaio su Repubblica online è uscito un articolo di Tommaso Ciriaco su “La Destra apre il cantiere per la riforma proporzionale”. Nelle trattative più o meno sotterranee in corso tra i vari partiti, sembra che ci sia la volontà della maggioranza di ritornare al sistema elettorale proporzionale con un certo ripristino delle preferenze (capolista bloccato ma qualche spazio per le preferenze, collegi uninominali aboliti). Questo spazio di cambiamento, fuori dal Rosatellum con ritorno al Porcellum, contemplerebbe una o due soglie da raggiungere per ottenere uno sproporzionato premio di maggioranza. La prima soglia, già circolata ai tempi della proposta iniziale per il Premierato, garantirebbe a chi ottiene il 40% il 55% dei seggi. La seconda soglia per chi ottiene il 35% garantirebbe il 51% dei seggi.
Riaprire spazi per il proporzionale è a mio avviso positivo se legato ad un ripristino sostanziale delle preferenze. Sparirebbero di colpo i marchingegni e le forzature del Rosatellum. Ma quello che è estremamente preoccupante è la logica antidemocratica del premio di maggioranza, anche se le soglie alla fine venissero alzate.
Faccio due semplici conti ( con un po’ di approssimazione) per la soglia del 40%: Calcolando che tendenzialmente vota il 60% degli aventi diritto la coalizione che ottenesse il 40% dei voti validi rappresenterebbe solo il 24% del corpo elettorale ma si troverebbe in regalo il 55% dei seggi. Le altre forze politiche coprirebbero il restante 60% dei voti validi ma otterrebbero solo una rappresentanza del 45% (fatto salvo le soglie di sbarramento e l’assurda distribuzione dei voti persi a vantaggio di una ripartizione anche a favore di forze politiche diametralmente opposte).
Ogni voto di elettore della coalizione vincente varrebbe 1,375. Ogni voto degli elettori degli altri partiti varrebbe 0,75. Alla faccia del voto eguale per gli elettori, eguale oltre a personale, libero e segreto (art.48 Costituzione). E tutto questo altera la Rappresentanza in quanto gli eletti non rispecchiano più in modo proporzionato la volontà reale degli elettori e dei territori.
Penso che si debba lavorare su questi obiettivi con tutti gli strumenti possibili (uno di questi potrebbe essere la nascente Associazione di Scopo per la Rappresentanza):
Difesa del sistema democratico voluto dai nostri Padri Costituenti che prevede il voto degli elettori personale ed eguale, libero e segreto e che stabilisce la centralità del Parlamento nel sistema istituzionale (in particolare Potere Legislativo, voto di fiducia al Governo, elezione del Presidente della Repubblica).
Per questo bisogna opporsi con iniziative politiche e giuridiche all’attuale legge elettorale e a queste prospettive di cambiamento che porterebbero ad un ulteriore peggioramento del sistema elettorale.
Non bastano le preferenze, non basta eliminare il Rosatellum, se poi il voto di un elettore finisce per valere quasi la metà di quello di un altro elettore ed una piccola minoranza nel Paese si può impadronire delle leve del potere in modo quasi totalizzante sfruttando i premi di maggioranza.
Ritengo necessaria una mobilitazione straordinaria di tutti quelli che credono nella difesa della nostra Democrazia prima che avvenga l’approvazione di una nuova pessima legge elettorale.
La battaglia contro il Rosatellum deve far parte di una campagna mediatica per sensibilizzare sul tema più generale della legge elettorale al servizio della Democrazia e non della Democratura o della Autocrazia. Bisogna riuscire a coinvolgere Partiti, Sindacati, Associazioni, personaggi famosi o stimati esperti per determinare quella massa critica che possa influenzare i lavori parlamentari. Spetterà ai Soggetti promotori individuare le migliori iniziative politiche, giuridiche e mediatiche per sostenere questa campagna.
Spero che sia sempre più chiaro la battaglia sulla legge elettorale è la madre di tutte le battaglie. Le iniziative sugli altri temi sono giuste e possono portare consensi elettorali. Ma se il sistema elettorale è un sistema ingiusto e antidemocratico bisogna affrontare il problema alla radice.
Rappresentanza e Governabilità
Quando parliamo di difesa della Rappresentanza dobbiamo considerare contestualmente due elementi che si completano a vicenda:
1) La libera volontà degli elettori che si manifesta con la scelta della lista e con la scelta del /dei candidato/i attraverso le preferenze;
2) La libera volontà “senza vincolo di mandato” dei rappresentanti eletti in Parlamento sede del Potere Legislativo. Parlamento con un ruolo centrale in particolare per la fiducia/sfiducia al Governo e per l’elezione del Presidente della Repubblica.
Non basta eleggere i propri rappresentanti con una legge elettorale che preveda le preferenze se poi i rappresentati eletti vengono di fatto o con riforma costituzionale privati del potere legislativo. Pensiamo da un lato all’abuso da parte del Governo dei decreti legge e del voto di fiducia, dall’altro lato al progetto del Premierato che muterebbe sostanzialmente il quadro istituzionale della nostra Repubblica.
Per questo non esiste battaglia per la Rappresentanza se non si tutelano contemporaneamente i diritti degli Elettori e i poteri dei Rappresentanti eletti.
La seconda questione che voglio porre all’attenzione è che quando nella Costituzione si parla di voto eguale non si parla né di soglie di sbarramento né di premi di maggioranza. Questi meccanismi cambiano il peso di ogni singolo voto rendendolo diseguale in modi più o meno rilevanti.
Il mito della Governabilità (di cui non c’è traccia nella Costituzione) ha portato dal 1992 in poi ad approvare leggi elettorali che finiscono sia per limitare la libera scelta degli elettori (per es. con liste bloccate) sia per alterare il risultato del voto attribuendo ai singoli partiti un numero di rappresentanti che non rispecchia esattamente la volontà degli elettori.
Per questo non possiamo condividere leggi elettorali che in un modo e nell’altro ledono il diritto ad un voto libero ed eguale.
In un epoca in cui cala sistematicamente il numero dei votanti (il 60% circa), è necessario pretendere che per governare si debba ottenere almeno il 50% dei voti validi in modo da avere senza forzature maggioritarie un numero di eletti sufficiente per ottenere la fiducia in Parlamento. Alla fine con l’astensionismo attuale anche una coalizione che rappresenta circa il 30% del corpo elettorale sarebbe in grado di governare.
Dobbiamo impedire però che si regali uno sproporzionato premio di maggioranza per consentire ad un partito/coalizione che ottenga solo il 40% dei voti validi, corrispondente ad un quarto circa del corpo elettorale, di ottenere la maggioranza in Parlamento per esercitare pieni poteri per cinque anni.
Anche i sistemi elettorali basati sul collegio uninominale finiscono per alterare il risultato finale e non rispettano il voto eguale degli elettori in quanto i voti ottenuti dai candidati non vincenti non sono considerati nell’attribuzione dei seggi parlamentari. Si tratta quindi di un sistema che di fatto premia i partiti/coalizione più forti sul territorio nazionale o in aree territoriali più circoscritte. Alla fine nella ripartizione dei seggi si riscontra buona parte degli effetti del premio di maggioranza ( vedi elezioni col Rosatellum 2022).