Legge elettorale e art.48 della Costituzione

Il 28 gennaio su Repubblica online è uscito un articolo di Tommaso Ciriaco su “La Destra apre il cantiere per la riforma proporzionale”. Nelle trattative più o meno sotterranee in corso tra i vari partiti, sembra che ci sia la volontà della maggioranza di ritornare al sistema elettorale proporzionale con un certo ripristino delle preferenze (capolista bloccato ma qualche spazio per le preferenze, collegi uninominali aboliti). Questo spazio di cambiamento, fuori dal Rosatellum con ritorno al Porcellum, contemplerebbe una o due soglie da raggiungere per ottenere uno sproporzionato premio di maggioranza. La prima soglia, già circolata ai tempi della proposta iniziale per il Premierato, garantirebbe a chi ottiene il 40% il 55% dei seggi. La seconda soglia per chi ottiene il 35% garantirebbe il 51% dei seggi.

Riaprire spazi per il proporzionale è a mio avviso positivo se legato ad un ripristino sostanziale delle preferenze. Sparirebbero di colpo i marchingegni e le forzature del Rosatellum. Ma quello che è estremamente preoccupante è la logica antidemocratica del premio di maggioranza, anche se le soglie alla fine venissero alzate.

Faccio due semplici conti ( con un po’ di approssimazione) per la soglia del 40%: Calcolando che tendenzialmente vota il 60% degli aventi diritto la coalizione che ottenesse il 40% dei voti validi  rappresenterebbe solo il 24% del corpo elettorale ma si troverebbe in regalo il 55% dei seggi. Le altre forze politiche coprirebbero il restante 60% dei voti validi ma otterrebbero solo una rappresentanza del 45% (fatto salvo le soglie di sbarramento e l’assurda distribuzione dei voti persi a vantaggio di una ripartizione anche a favore di forze politiche diametralmente opposte).

Ogni voto di elettore della coalizione vincente varrebbe 1,375. Ogni voto degli elettori degli altri partiti varrebbe 0,75. Alla faccia del voto eguale per gli elettori, eguale oltre a personale, libero e segreto (art.48 Costituzione). E tutto questo altera la Rappresentanza in quanto gli eletti non rispecchiano più in modo proporzionato la volontà reale degli elettori e dei territori.

Penso che si debba lavorare su questi obiettivi con tutti gli strumenti possibili  (uno di questi potrebbe essere la nascente Associazione di Scopo per la Rappresentanza):

Difesa del sistema democratico voluto dai nostri Padri Costituenti che prevede il voto degli elettori  personale ed eguale, libero e segreto e che stabilisce la centralità del Parlamento nel sistema istituzionale (in particolare Potere Legislativo, voto di fiducia al Governo, elezione del Presidente della Repubblica).

Per questo bisogna opporsi con iniziative politiche e giuridiche all’attuale legge elettorale e a queste prospettive di cambiamento che porterebbero ad un ulteriore peggioramento del sistema elettorale.

Non bastano le preferenze, non basta eliminare il Rosatellum, se poi il voto di un elettore finisce per valere quasi la metà di quello di un altro elettore ed una piccola minoranza nel Paese si può impadronire delle leve del potere in modo quasi totalizzante sfruttando i premi di maggioranza.  

Ritengo necessaria una mobilitazione straordinaria di tutti quelli che credono nella difesa della nostra Democrazia prima che avvenga l’approvazione di una nuova pessima legge elettorale.

La battaglia contro il Rosatellum deve far parte di una campagna mediatica per sensibilizzare sul tema più generale della legge elettorale al servizio della Democrazia e non della Democratura o della Autocrazia. Bisogna riuscire a coinvolgere Partiti, Sindacati, Associazioni, personaggi famosi o stimati esperti per determinare quella massa critica che possa influenzare i lavori parlamentari. Spetterà ai Soggetti promotori individuare le migliori iniziative politiche, giuridiche e mediatiche per sostenere questa campagna.

Spero che sia sempre più chiaro la battaglia sulla legge elettorale è la madre di tutte le battaglie. Le iniziative sugli altri temi sono giuste e possono portare consensi elettorali. Ma se il sistema elettorale è un sistema ingiusto e antidemocratico bisogna affrontare il problema alla radice. 

Rappresentanza e Governabilità

Quando parliamo di difesa della Rappresentanza dobbiamo considerare contestualmente due elementi che si completano a vicenda:

1)      La libera volontà degli elettori che si manifesta con la scelta della lista e con la scelta del /dei candidato/i attraverso le preferenze;

2)      La libera volontà “senza vincolo di mandato” dei rappresentanti eletti in Parlamento sede del Potere Legislativo. Parlamento con un ruolo centrale in particolare per la fiducia/sfiducia al Governo e per l’elezione del Presidente della Repubblica.

Non basta eleggere i propri rappresentanti con una legge elettorale che preveda le preferenze se poi i rappresentati eletti vengono di fatto o con riforma costituzionale privati del potere legislativo. Pensiamo da un lato all’abuso da parte del Governo dei decreti legge e del voto di fiducia, dall’altro lato al progetto del Premierato che muterebbe sostanzialmente il quadro istituzionale della nostra Repubblica.

Per questo non esiste battaglia per la Rappresentanza se non si tutelano contemporaneamente i diritti degli Elettori e i poteri dei Rappresentanti eletti.

La seconda questione che voglio porre all’attenzione è che quando nella Costituzione si parla di voto eguale non si parla né di soglie di sbarramento né di premi di maggioranza. Questi meccanismi cambiano il peso di ogni singolo voto rendendolo diseguale in modi più o meno rilevanti.

Il mito della Governabilità (di cui non c’è traccia nella Costituzione) ha portato dal 1992 in poi ad approvare leggi elettorali che finiscono sia per limitare la libera scelta degli elettori  (per es. con liste bloccate) sia per alterare il risultato del voto attribuendo ai singoli partiti un numero di rappresentanti che non rispecchia esattamente la volontà degli elettori.

Per questo non possiamo condividere leggi elettorali che in un modo e nell’altro ledono il diritto ad un voto libero ed eguale.

In un epoca in cui cala sistematicamente il numero dei votanti (il 60% circa), è necessario pretendere che per governare si debba ottenere almeno il 50% dei voti validi in modo da avere senza forzature maggioritarie un numero di eletti sufficiente per ottenere la fiducia in Parlamento. Alla fine con l’astensionismo attuale anche una coalizione che rappresenta circa il 30% del corpo elettorale sarebbe in grado di governare.

Dobbiamo impedire però che si regali uno sproporzionato premio di maggioranza per consentire ad un partito/coalizione che ottenga solo il 40% dei voti validi, corrispondente ad un quarto circa del corpo elettorale, di ottenere la maggioranza in Parlamento per esercitare pieni poteri per cinque anni.

Anche i sistemi elettorali basati sul collegio uninominale finiscono per alterare il risultato finale  e non rispettano il voto eguale degli elettori in quanto i voti ottenuti  dai candidati non vincenti non sono considerati nell’attribuzione dei seggi parlamentari. Si tratta quindi di un sistema che di fatto premia i partiti/coalizione più forti sul territorio nazionale o in aree territoriali più circoscritte. Alla fine nella ripartizione dei seggi  si riscontra buona parte degli effetti del premio di maggioranza ( vedi elezioni col Rosatellum 2022).

I PARTITI E IL ROSATELLUM


Non capisco come possa andare bene una legge elettorale senza che gli elettori possano con le preferenze scegliere i propri rappresentanti in Parlamento.
Come può andar bene se non puoi scegliere liberamente il candidato da votare nel tuo collegio uninominale perché hai il divieto al voto disgiunto e il tuo voto al collegio plurinominale ad una lista viene attribuito automaticamente anche al candidato nel collegio uninominale collegato a quella lista.
Eppure i Partiti stanno ignorando i 4 quesiti Referendari per modificare il Rosatellum e la legge per reintrodurre le preferenze.
Alla fine l’orrido Rosatellum che ha regalato ad una minoranza una maggioranza di parlamentari da pieni poteri va bene a tutti?
Una legge elettorale dove chi viene eletto è scelto dalle Segreterie dei Partiti e non dalle preferenze degli elettori va bene a tutti?
Qualcuno forse pensa che, anche se è una legge fondamentalmente ingiusta, potrebbe in ogni caso dare o ridare pieni poteri alla minoranza che prende più voti. È questo che ci si aspetta?
Ma una legge sbagliata che non rispetta la libera scelta degli elettori è comunque una legge sbagliata da cambiare.

Traduzione lettera Meloni

Vi avevo detto di chiudere bene il doppiopetto per nascondere le divise nostalgiche.
Vi avevo detto di evitare di farvi beccare mentre inneggiate al Ventennio, al fascismo e al nazismo.
Sono arrivata al Potere e sto trattando per i posti in UE e ci mancavano quei quattro pirla che si son fatti scoprire.
Un conto sono le cerimonie funebri in cui anche gli alti dirigenti possono andare a fare il saluto romano. Un conto è la fiamma nel simbolo che ricorda gli underdog della Repubblica di Salò. Abbiamo fatto i conti col Ventennio tanto ma tanto bene anche se la nostra Gioventù esprime con forza e apertamente pulsioni nostalgiche razziste ed antisemite.
E queste disturbano la mia strategia per i pieni poteri con il Premierato. Non vorrete mica che mi dichiari antifascista?
Dovrò far saltare anche il responsabile dell’Organizzazione del Partito che non ha istruito e non ha vigilato. Ma è mia sorella. Stop

SISTEMA ELETTORALE E DEMOCRAZIA


Dopo le elezioni inglesi e francesi tutti ora ne parlano ed analizzano pregi e difetti dei diversi sistemi elettorali vigenti in quei due Paesi.
I collegi totalmente uninominali sono meglio o peggio del doppio turno?
In queste interessanti disquisizioni si rischia di dimenticare che:
1) in Italia dal 1946 al 1993 abbiamo avuto un sistema proporzionale
2) dal 1993 ad oggi abbiamo avuto modifiche al sistema originale con il Mattarellum, Porcellum e infine con il Rosatellum.
Tutti sistemi misti maggioritario/proporzionale che hanno finito per avvantaggiare in modo sproporzionato le coalizioni più forti. Rispetto al voto libero ed eguale degli elettori ed a un Parlamento rappresentativo del Paese reale, si è privilegiato il tema della governabilità e dell’alternanza in una visione della politica appiattita su un bipolarismo forzato dalla stessa legge elettorale.
3) il Rosatellum è una legge pessima che può regalare una maggioranza sproporzionata alla coalizione più forte anche se rappresenta una minoranza nel Paese. Con vincoli e marchingegni vari non consente un voto pienamente libero e finisce per dare a ogni singolo voto un valore diverso a seconda della lista scelta.
4) la Meloni per il Premierato ipotizza un premio di maggioranza del 55% dei seggi per la coalizione che raggiunge il 40%. Praticamente si prefigura un mix tra il Porcellum siciliano e il peggio del Rosatellum.
Per passare dal dibattito tra gli studiosi dei sistemi elettorali alla concretezza della politica, ricordo a tutti che che è stata avviata la raccolta firme per i 4 quesiti referendari contro il Rosatellum e per una legge elettorale che ripristini le preferenze.
Trovate le indicazioni sul sito http://www.iovoglioscegliere.it

IL VOTO DI OGNI CITTADINO HA LO STESSO VALORE?

Questa è una breve analisi degli effetti della distorsione maggioritaria determinata dal Rosatellum in cui si evidenzia come il voto dei cittadini non ha per tutti lo stesso peso/valore.

Non solo non si può scegliere in piena libertà il proprio candidato/i e la lista politica che si ritiene più affine, ma per i meccanismi distorsivi del Rosatellum viene alterato il risultato finale (assegnazione dei seggi) non rispecchiando in modo corretto la reale volontà del corpo elettorale che si è espresso col voto.

Esaminiamo le Elezioni Politiche del Settembre 2022, per quando riguarda la Camera dei Deputati composta da 400 membri, di questi 391 sono scelti nelle circoscrizioni in cui è ripartito il territorio italiano con l’esclusione della Valle d’Aosta ( 1 deputato) e dei votanti all’Estero (8 deputati). Utilizzo i dati elettorali riportati nell’archivio di Eligendo – Ministero dell’Interno.

Di questi 391 deputati, la coalizione vincente ha riportato 12.305.014 voti e ha ottenuto complessivamente, tra collegi uninominali e plurinominali, 235 seggi. Per eleggere ogni deputato della coalizione di Centro-Destra sono serviti 52.362 voti.

La coalizione arrivata seconda ha riportato 7.340.096 voti e ha ottenuto complessivamente, tra collegi uninominali e plurinominali, 80 seggi. Per eleggere ogni deputato della coalizione di Centro-Sinistra sono serviti 91.751 voti.

Il Partito arrivato terzo ha riportato 4.335.494 voti e ha ottenuto complessivamente, tra collegi uninominali e plurinominali, 51 seggi. Per eleggere ogni deputato del Movimento 5 Stelle sono serviti 85.010 voti.

La coalizione che è arrivata quarta ha riportato 2.186.505 voti e ha ottenuto complessivamente, tra collegi uninominali e plurinominali, 21 seggi. Per eleggere ogni deputato della coalizione tra Azione e Italia Viva sono serviti 104.119 voti.

E’ evidente che il meccanismo della legge elettorale determina una profonda disparità di trattamento tra gli elettori per cui il voto di ogni singolo votante ha un peso/valore fortemente diversificato. Si determina inoltre una composizione dell’aula parlamentare che non rappresenta quanto espresso realmente col voto dagli elettori.

In particolare se assegniamo alla coalizione vincente ( Centro-Destra) un parametro 1 che corrisponde a 52.362 voti per eleggere 1 deputato, rileviamo che alla coalizione arrivata seconda (Centro-Sinistra) va attribuito un valore di 0,57. Al Partito arrivato terzo (Movimento 5 Stelle) va attribuito un valore di 0,62 e infine per la coalizione arrivata quarta (Azione+Italia Viva) si riscontra un valore di 0,50.

Il sistema elettorale determina una situazione assurda in cui non esiste il voto libero ed eguale, anzi ci sono voti di elettori che valgono praticamente la metà del voto di altri elettori.

Non importa chi arriva primo con questa legge elettorale, è la legge che è profondamente iniqua e altera la volontà degli elettori con forzature maggioritarie.

Vediamo per esempio che se ci fosse stato un sistema elettorale proporzionale la coalizione arrivata prima avrebbe ottenuto 64 deputati in meno e non avrebbe ottenuto la maggioranza per governare. Invece col Rosatellum col 43,79% dei voti validi ha ottenuto il 59% dei seggi alla Camera dei Deputati.

Con qualche differenza non particolarmente significativa si potrebbe fare un analogo ragionamento per il Senato della Repubblica.

La Campagna referendaria per l’abrogazione del Rosatellum deve essere rivolta a tutti i cittadini che credono nella democrazia e nel rispetto che il voto degli elettori deve essere libero e eguale come previsto dalla nostra Costituzione.

Non è una campagna contro i Partiti o contro la Casta, è una campagna trasversale per favorire il diritto degli elettori ad essere rappresentati in Parlamento in modo corretto senza meccanismi e forzature che alterano il risultato finale, scegliendo liberamente il candidato/i e il Partito ritenuto più affine.
Cambiare la legge elettorale favorirà anche i processi di democrazia interna degli stessi Partiti.

COME CONTRASTARE LA DISAFFEZIONE DEGLI ELETTORI


La coalizione di DestraCentro ha vinto le elezioni con il 44% dei voti validi (solo il 26% degli elettori). La coalizione ha proposto la Meloni Premier e Mattarella l’ha incaricata.
Come dice la Meloni la maggioranza è supercompatta. Perché allora il premierato?

La norma antiribaltoni significa che la Meloni non si può fidare dei partiti che la sostengono o che la sosterranno in futuro. Per blindare un Premier servono i numeri in Parlamento per ottenere almeno il consenso del 51% degli eletti, non inventare forzature maggioritarie.
Ma dal testo del disegno di legge si capisce che la DestraCentro vuole la scorciatoia: voti un Premier ( senza stabilire un quorum) e chi lo sostiene ottiene il 55% dei parlamentari. Per questo si era parlato in un primo tempo di scheda unica e di turno unico.

Il Parlamento deve invece mantenere le sue prerogative e gli elettori devono poter scegliere senza vincoli i propri partiti e parlamentari con sistema proporzionale e preferenze.

Se deve proprio esserci l’elezione diretta del Premier, deve ottenere almeno il 50,01 % dei voti. Ballottaggio se non raggiunge il quorum.
Una scheda per votare solo il Premier, non la coalizione e nessun premio di maggioranza.
Una scheda per il Senato e una per la Camera con legge elettorale proporzionale e preferenze.
Ogni elettore può anche votare un candidato Premier e votare alle Camere una lista che non sostiene quel Premier. Gli elettori sceglieranno il candidato vincente. Sarà lui dopo l’incarico ad ottenere la fiducia dei parlamentari eletti nelle due Camere e a costruire la nuova maggioranza di Governo.

Cogliamo in ogni caso la presentazione di questo pericoloso disegno di legge per cambiare la legge elettorale per restituire finalmente il vero potere agli elettori: sistema proporzionale e libere preferenze.
Basta assurde forzature maggioritarie
Basta parlamentari scelti perché fedeli al Capo
No al premierato e no ad una legge elettorale ad Melonam

Riflessioni dopo la vittoria di Bonaccini con analisi del voto.

Elezioni Regionali Emilia-Romagna 2020

Dopo la chiara vittoria dei Candidato del Centro Sinistra Bonaccini, è importante non limitarsi alla soddisfazione politica ma è necessario procedere ad un’analisi non superficiale del voto degli elettori dell’Emilia-Romagna per trarne valutazioni basate sul confronto con le elezioni europee del 2019, a cui ha partecipato un  numero di elettori abbastanza simile (75.000 voti validi in meno alle europee rispetto al 2020).

Seppur in modo grossolano si deve cercare di capire i possibili spostamenti di voti tra una votazione e l’altra, sia per la scelta di votare un’altra lista sia per il fenomeno dell’astensionismo. Cercheremo di confrontare il dato anche con le politiche del 2018 tenuto conto che in questo caso l’affluenza è stata però di 10 punti in percentuale in più (votanti il 78,29% anziché il 67,67%) , con 210.000 voti validi in più.

Bonaccini e il CentroSinistra

Il Candidato Bonaccini ha ottenuto 1.196.000 voti, di cui:

155.000 come candidato Presidente (senza voto nelle liste del Centro Sinistra) 

125.000 per la lista civica Bonaccini

750.000 per il PD

166.000 per le altre liste del Centro Sinistra

Sostanzialmente Bonaccini porta 280.000 tra voti al Presidente e voti lista civica (contro i 70.000 della Borgonzoni).  Un differenziale di 210.000 voti. Ecco il valore di un Candidato amministratore capace e con qualità personali riconosciute e riconoscibili rispetto a candidati surrogato di altri.

Il PD rispetto al 2019 prende 47.000 voti in più (81.000 rispetto al 2018).

Gli altri partiti di centro sinistra perdono 22.000 voti rispetto al 2019 e 58.000 rispetto al 2018. Da aver presente che nel 2018 si presentò la lista LeU che ottenne 113.000 voti.

Se consideriamo l’insieme dei voti delle Liste di CentroSinistra + i voti per Bonaccini (voti Presidente e voti lista civica) rispetto al 2019 abbiamo una crescita di 305.000 voti (303.000 voti rispetto al 2018). Il risultato del 2020 pari a 1.196.000 voti si colloca quasi a metà strada tra il voto del 2013 (1.073.000 voti) e quello più positivo delle europee 2014 (1.348.000 voti).

La vittoria del 2020 è basata sui 305.000 voti in più del Centro Sinistra rispetto al 2019 che derivano principalmente dal recupero di elettori (effetto Sardine) e dalle scelte di decine di migliaia di elettori del M5S. I 280.000 voti riferibili a Bonaccini sono in buona parte derivanti da questi fattori sopra citati. E nel conteggio complessivo finale (voti Presidente + voti lista) Bonaccini ha ottenuto 183.000 voti in più della Borgonzoni.

M5S

Il candidato presidente Benini ottiene 22.000 voti in meno rispetto ai voti di lista M5S.

I 5S nel 2020 perdono 187.000 voti rispetto al 2019 e ben 595.000 rispetto al 2018. Già tra il 2018 e il 2019 il calo di voti al M5S era stato di 408.000.  Calo in parte riferibile all’astensione (nel 2019 i voti validi rispetto al 2018 sono calati di 285.000) e parte al passaggio di voti alla Lega verificatosi nel 2019.

Da ipotizzare quindi nelle elezioni del 2020 come una quota consistente dei 187.000 voti in meno al M5S siano diventati voto per Bonaccini Presidente o in misura ridotta a Liste del Centro Sinistra in particola quella Civica di Bonaccini Presidente. Senza dimenticare una quota importante del voto disgiunto (sino a 22.000 voti in meno per Benini rispetto ai voti di Lista M5S).

Il Centrodestra e la Lega

I voti del Centro Destra (compreso Casa Pound e Forza Nuova) nel 2018 erano 849.000, alle elezioni 2019 i voti sono aumentati passando a 1.006.000 (+157.000)  in controtendenza rispetto al calo generale dei voti validi (- 285.000).

Nel 2020 (non si presentano Casa Pound e Forza Nuova) i voti di lista del Centro destra scendono a 943.000 (- 63.000). Questa perdita è però compensata dai voti per la candidata Presidente che ne ottiene 70.000. La Candidata Borgonzoni infatti ottiene 33.000 voti come Presidente (oltre i voti di lista) e 37.000 sono i voti della lista civica Borgonzoni. Si può dire che complessivamente il voto del CentroDestra si è fermato ai valori del 2019, senza più variazioni.

Vediamo i voti di lista della Lega: nel 2018 sono 487.000 salgono a 760.000 nel 2019 (+ 273.000 voti). Nel 2020 i voti scendono a 691.000 (- 69.000). Se però consideriamo i voti diretti alla Bergonzoni (70.000) i voti 2019 -2020 praticamente coincidono.

Forza Italia nel 2018 ha 252.000 voti, nel 2019 scende a 132.000 (- 120.000); nel 2020 calano a 55.000 (perde ancora – 77.000).

Fratelli d’Italia nel 2018 ha 85.000 voti, passa a 105.000 nel 2019 (+ 20.000), Curiosamente CasaPound e Forza Nuova perdono 20.000 proprio voti nel 2019 rispetto al 2018. Nel 2020 arrivano a 186.000 voti (+ 81.000 rispetto al 2019).

Nel giro di due anni Forza Italia perde 197.000 voti, FdI cresce di 101.000 voti.

La Lega (compresi i voti per Bergonzoni) dal 2018 al 2020 è aumentata di 280.000 voti. Dal 2018 al 2020 la Lega cresce nelle Europee 2019 prendendo voti sia a Forza Italia sia al M5S. Poi si ferma al livello 2019.

Fratelli d’Italia dal 2019 al 2020 sembra prendere gran parte dei voti di Forza Italia in ulteriore calo.

Il CentroDestra in queste elezioni non cresce ma è continuata una redistribuzione interna che nel 2019 ha favorito la Lega e nel 2020 Fratelli d’Italia.

Considerazioni Politiche

Si sta diffondendo una narrazione per cui il Bipolarismo è tornato. Il fatto è semplicemente che nelle elezioni regionali esiste un sistema elettorale maggioritario spinto, diverso (in modo assurdo) da Regione a Regione. Abbiamo perso come Centro-Sinistra Regioni come Piemonte, Umbria e Calabria. Siccome è stata confermata in Emilia-Romagna una maggioranza di Centro Sinistra, che conclusioni realistiche vogliamo trarre?

In Umbria si è perso con il candidato civico sostenuto anche dal M5S. In Calabria anche sommando i voti dei due candidati di Centro Sinistra e del candidato M5S non si batteva il candidato Centrodestra. Dobbiamo capire bene le specifiche ragioni della vittoria di Bonaccini e del Centro- Sinistra in Emilia Romagna per trarne indicazioni utili, senza illusorie forzature che portano a proposte politiche non fondate su dati oggettivi ma sulle proprie convenienze tattiche.

Bonaccini ha vinto per un’insieme di fattori: 1) il buon governo dell’Amministrazione Regionale; 2) per aver concentrato la campagna elettorale sui temi concreti del territorio;   3)  era il candidato di tutto il centrosinistra a cui non se ne sono contrapposti altri ; 4) la novità della prorompente azione delle Sardine con rilevanti effetti anti astensionismo tra gli elettori del centrosinistra; 5) il voto disgiunto di molti elettori M5S (chi ha votato solo Bonaccini, chi ha votato la lista M5S ma come Presidente Bonaccini e non il candidato Benini) e il fatto che non sembra risultare invece tra gli elettori 5S un voto significativo pro Borgonzoni 6) gli eccessi di Salvini che hanno acceso lo scontro politico ed alzato il livello di partecipazione al voto.

Capire la specificità del successo Bonaccini in Emilia.Romagna, vuol dire non cadere in banali generalizzazioni ed ipotizzare repentini cambiamenti della strategia politica rispetto per esempio al disegno di legge sulla legge elettorale nazionale.

Di fronte al voto ulteriormente ridimensionato delle Liste M5S, dopo il salasso del 2019 a vantaggio della lega, ritengo giusto rispettare il travaglio interno del M5S e degli attuali elettori , senza forzature derivanti da classiche logiche di potere.

Dopo le elezioni politiche del 2018 si disse che l’alleanza con il M5S del 32,7% avrebbe logorato progressivamente il PD del 18,5%. Con la Lega del 17% è invece accaduto esattamente l’opposto: la Lega al Governo si è portata via il 50% degli elettori 5S. Ora si deve capire quale collaborazione costruire con i 5S

Gli elettori 5S partono da un autonomo percorso politico-culturale basato tra l’altro sulla convinzione di rappresentare un movimento pragmatico  né di destra né di sinistra. Ma circa metà degli elettori del 2018 hanno scelto di passare a liste di destra o di astenersi. E’ fondamentale capire quali elettori oggi siano rimasti ancora fedeli al voto al M5S  in questi ultimi due anni segnati dal successo alle politiche e dall’esperienza al Governo. 

Nelle votazioni con sistema maggioritario come nelle regionali, non cercare convergenze con i 5S contro i fascioleghisti è scelta sicuramente suicida. In una votazione nazionale basata sul proporzionale ogni forza politica potrà evidenziare al meglio la propria identità (valori e programma) e cercare di ottenere consenso. Le alleanze e i rapporti di forza dipenderanno dalle scelte degli elettori e dalla capacità di ogni partito/partitino di fare politica nell’interesse della comunità nazionale (prima e dopo la competizione elettorale).

Il M5S è certamente espressione del Partito Azienda di Casaleggio ma è anche un insieme di elettori con propri valori e tematiche che non sono del tutto assimilabili a quelle della sinistra tradizionale. E’ anche il gruppo parlamentare più consistente, nonostante le defezioni. Sperimentare la collaborazione tra Centro Sinistra e M5S cercando convergenze, senza illusioni o facili appiattimenti, è oggi l’unica strada percorribile.

Realismo e pragmatismo sono necessari per sconfiggere i fascioleghisti sovranisti nostrani. Il dialogo e la mediazione tra PD e gli scissionisti (di ItaliaViva e Azione) favorirebbe una negoziazione maggiormente positiva con il M5S e l’evoluzione del quadro politico. La competizione esasperata interna al CentroSinistra è sicuramente uno dei fattori di squilibrio continuo che danno forza alla continua azione di propaganda mediatica dei sovranisti.

Dal punto di vista della strategia politica non possiamo mettere sullo stesso piano l’essere l’antagonisti rispetto alla pericolosità dei fascioleghisti con l’essere portatori di visioni in gran parte diverse da quelle del M5S. Abbiamo fatto un Governo (Letta) con il Partito Azienda di Berlusconi, abbiamo cercato (con D’Alema e Renzi) di fare riforme costituzionali con Berlusconi, possiamo collaborare, con buon senso e intelligenza politica, senza eccessivi patemi, per una fase della vita politica italiana con il M5S che ha sicuramente, ad oggi, un elettorato diverso da quello di Forza Italia e con maggiori punti di contatto col Centro Sinistra.

Alcuni suggerimenti sulla nuova legge elettorale proporzionale

Il Referendum proposto dalla Lega e dal CentroDestra sulla legge elettorale si proponeva di introdurre un sistema totalmente maggioritario uninominale eliminando ogni rappresentanza su base proporzionale. L’iniziativa aveva un carattere puramente propagandistico volto ad attaccare ulteriormente i principi portanti di una Repubblica Parlamentare. Il fatto che il quesito referendario sia stato dichiarato inamissibile dalla Corte Costituzionale era altamente prevedibile: bastava leggere le sentenze più recenti sul tema legge elettorale, in particolare la bocciatura del Porcellum e dell’Italicum proprio per aver ridotto la rappresentanza della volontà degli elettori ridimensionando le quote proporzionali a scapito dei cosiddetti premi di maggioranza. Ora Salvini rilancia demagogicamente sull’elezione diretta del Presidente della Repubblica, vecchio sogno della destra Italiana per stravolgere la nostra Costituzione.

Adesso la strada per affermare un sistema elettorale proporzionale sembra più percorribile. Alcune avvertenze: 1) evitare sbarramenti superiori al 2%: si finirebbe per penalizzare proprio le aree del CentroSinistra e della Sinistra (frantumata in più formazioni politiche) e quella dei Centristi moderati che non vogliono essere inglobati in liste a trazione sovranista. Come si fa a perdere in un colpo solo, per esempio, i voti dei Verdi, dei Socialisti, di + Europa, di Azione? Bisogna costringerli per forza ad aggregarsi in liste “arcobaleno” non per la maturazione di reali processi politici di unificazione ma semplicemente per aggirare lo sbarramento? E le possibili formazioni di moderati di destra o di centristi dovrebbero essere costretti ad aggregarsi a liste e candidati in un’ottica di bipolarismo che non esiste più a livello nazionale? 2) Dopo le elezioni europee Casa Pound ha dichiarato che non avrebbe più presentato una propria lista. E’ evidente che oggi le formazioni di estrema destra possono scegliere di votare direttamente i fascioleghisti di Salvini e Meloni, concordando sostanzialmente sulla linea politica sovranista e indirizzando i propri elettori in modo più o meno esplicito, su alcune candidature più gradite. 3) I voti delle formazioni di centro, centrosinistra e di sinistra che non superassero la soglia di sbarramento verrebbero suddivisi tra i partiti che hanno superato la suddetta soglia in proporzione al voto ricevuto. Quindi la maggior parte dei voti dispersi di queste formazioni, rafforzerebbero paradossalmente proprio la Lega. 4) rifiutare ogni ipotesi di scheda unica per Senato e Camera come nel Rosatellum bis: si finirebbe per coartare la piena espressione della volontà dell’elettore che potrebbe anche decidere di differenziare il proprio voto. 5) ripristinare la preferenza a libera scelta dell’elettore senza il vincolo del listino predisposto dalle Segreterie di Partito

SONDAGGI E LEGGE ELETTORALE

Vi voglio evidenziare alcuni dati riportati nei vari sondaggi sulle intenzioni di voto effettuati a fine 2019, inizio 2020.
1) abbiamo circa un 10% degli elettori che non dichiara ( o non sa ancora) come voterà alle politiche. Il dato del 60% circa relativo all’affluenza elettorale evidenziata nei sondaggi è presumibilmente più basso rispetto a quanti voteranno realmente alle prossime politiche
2) l ‘area del centro sinistra rimane sul 30-35 % se comprendiamo anche le varie formazioni di centrosinistra e di sinistra che oggi sono contro il Governo. L’area del centrodestra viaggia invece sempre vicino al 50% a prescindere degli spostamenti interni tra i diversi partiti.
3) Un sistema elettorale maggioritario premierebbe (senza se e senza ma) il centrodestra sovranista. Un sistema proporzionale terrebbe aperte altre soluzioni sicuramente più complicate e con meno illusioni ideologiche, sia per il necessario rapporto con i 5S, sia per il coinvolgimento dei centristi che non vogliono seguire totalmente il duo Salvini Meloni.
4) L’esperienza di tante elezioni ci conferma che nel centrosinistra, la gestione dello sbarramento e, di conseguenza, del voto utile, non ha sempre favorito l’accordo tra le forze politiche ed evitato la dispersione di voti, e la perdita di fatto di voti che vengono poi recuperati anche dai partiti di centrodestra per una redistribuzione in proporzione al voto ottenuto dai singoli partiti che hanno superato lo sbarramento.
5) In questo momento la capacità di negoziazione tra PD ItaliaViva M5S per una nuova legge elettorale proporzionale che non penalizzi ecessivamente le minoranze del centro sinistra (lo sbarramento al 5% è sicuramente esagerato) é la priorità.
E bisogna fare presto, in caso di crisi del Governo Conte2.
6) Se poi si riuscirà a lavorare almeno per tutto il 2020 con un programma di buon senso condiviso, speriamo che l’esperienza concreta di governo serva a conquistare /recuperare elettori rispetto all’attuale prevalenza del centrodestra.

Elezioni Regionali Umbria 2019

Partiamo dai risultati di Maggio 2019 Europee:
Votanti 67,69% Centrodestra al 51,2%
PD+M5S al 38,6%

Regionali 2019
Votanti 64,69% Candidato Centrodestra 57,55%
Centrosinistra 37,48%
Qualcuno aveva previsto la vittoria del CentroSinistra+M5S in elezioni a seguito dello scandalo sanità e degli arresti?
Se il PD correva da solo e anche il M5S correva da solo, vinceva comunque il centrodestra.
Se ItaliaViva presentava una sua lista con candidati e sosteneva in modo più evidente il candidato Bianconi, il risultato non sarebbe cambiato di molto.
I rapporti di forza in Umbria erano segnati a prescindere dalla coalizione e dal candidato.
Usare la sconfitta del centrosinistra alleato al M5S in Umbria per fare propaganda per il proprio simbolo elettorale (PD o ItaliaViva) è una scelta assurda.
L’esperimento umbro del candidato civico, poteva magari andare meglio in percentuale, ma non poteva certo cambiare l’orientamento di fondo degli elettori manifestato nelle elezioni europee di pochi mesi fa.

E mentre ora Salvini Meloni Berlusconi (con i voti anche di Casa Pound e Forza Nuova) marciano sempre più compatti, ricominceranno le infinite discussioni autoreferenziali tra Calenda, Renzi, Orfini, Zingaretti, Bersani, Fratoianni ecc. su chi ha le idee più chiare. L’obiettivo comune non sembra tanto quello di sconfiggere la destra, quanto di strapparsi a vicenda una qualche percentuale di voti alle prossime elezioni.

Mi ricordano tanto i polli di Renzo Tramaglino.

Diversa è la riflessione sull’ulteriore perdita di voti del M5S: con l’esperienza di governo con la Lega il Partito di Casaleggio Grillo ha dimezzato i voti.

Con l’alleanza civica con il PD, il M5S ha ulteriormente perso voti (o astenuti o passati ancora a destra, rafforzandola ulteriormente).

E questo non è solo un problema per Di Maio.