Riflessioni dopo la vittoria di Bonaccini con analisi del voto.

Elezioni Regionali Emilia-Romagna 2020

Dopo la chiara vittoria dei Candidato del Centro Sinistra Bonaccini, è importante non limitarsi alla soddisfazione politica ma è necessario procedere ad un’analisi non superficiale del voto degli elettori dell’Emilia-Romagna per trarne valutazioni basate sul confronto con le elezioni europee del 2019, a cui ha partecipato un  numero di elettori abbastanza simile (75.000 voti validi in meno alle europee rispetto al 2020).

Seppur in modo grossolano si deve cercare di capire i possibili spostamenti di voti tra una votazione e l’altra, sia per la scelta di votare un’altra lista sia per il fenomeno dell’astensionismo. Cercheremo di confrontare il dato anche con le politiche del 2018 tenuto conto che in questo caso l’affluenza è stata però di 10 punti in percentuale in più (votanti il 78,29% anziché il 67,67%) , con 210.000 voti validi in più.

Bonaccini e il CentroSinistra

Il Candidato Bonaccini ha ottenuto 1.196.000 voti, di cui:

155.000 come candidato Presidente (senza voto nelle liste del Centro Sinistra) 

125.000 per la lista civica Bonaccini

750.000 per il PD

166.000 per le altre liste del Centro Sinistra

Sostanzialmente Bonaccini porta 280.000 tra voti al Presidente e voti lista civica (contro i 70.000 della Borgonzoni).  Un differenziale di 210.000 voti. Ecco il valore di un Candidato amministratore capace e con qualità personali riconosciute e riconoscibili rispetto a candidati surrogato di altri.

Il PD rispetto al 2019 prende 47.000 voti in più (81.000 rispetto al 2018).

Gli altri partiti di centro sinistra perdono 22.000 voti rispetto al 2019 e 58.000 rispetto al 2018. Da aver presente che nel 2018 si presentò la lista LeU che ottenne 113.000 voti.

Se consideriamo l’insieme dei voti delle Liste di CentroSinistra + i voti per Bonaccini (voti Presidente e voti lista civica) rispetto al 2019 abbiamo una crescita di 305.000 voti (303.000 voti rispetto al 2018). Il risultato del 2020 pari a 1.196.000 voti si colloca quasi a metà strada tra il voto del 2013 (1.073.000 voti) e quello più positivo delle europee 2014 (1.348.000 voti).

La vittoria del 2020 è basata sui 305.000 voti in più del Centro Sinistra rispetto al 2019 che derivano principalmente dal recupero di elettori (effetto Sardine) e dalle scelte di decine di migliaia di elettori del M5S. I 280.000 voti riferibili a Bonaccini sono in buona parte derivanti da questi fattori sopra citati. E nel conteggio complessivo finale (voti Presidente + voti lista) Bonaccini ha ottenuto 183.000 voti in più della Borgonzoni.

M5S

Il candidato presidente Benini ottiene 22.000 voti in meno rispetto ai voti di lista M5S.

I 5S nel 2020 perdono 187.000 voti rispetto al 2019 e ben 595.000 rispetto al 2018. Già tra il 2018 e il 2019 il calo di voti al M5S era stato di 408.000.  Calo in parte riferibile all’astensione (nel 2019 i voti validi rispetto al 2018 sono calati di 285.000) e parte al passaggio di voti alla Lega verificatosi nel 2019.

Da ipotizzare quindi nelle elezioni del 2020 come una quota consistente dei 187.000 voti in meno al M5S siano diventati voto per Bonaccini Presidente o in misura ridotta a Liste del Centro Sinistra in particola quella Civica di Bonaccini Presidente. Senza dimenticare una quota importante del voto disgiunto (sino a 22.000 voti in meno per Benini rispetto ai voti di Lista M5S).

Il Centrodestra e la Lega

I voti del Centro Destra (compreso Casa Pound e Forza Nuova) nel 2018 erano 849.000, alle elezioni 2019 i voti sono aumentati passando a 1.006.000 (+157.000)  in controtendenza rispetto al calo generale dei voti validi (- 285.000).

Nel 2020 (non si presentano Casa Pound e Forza Nuova) i voti di lista del Centro destra scendono a 943.000 (- 63.000). Questa perdita è però compensata dai voti per la candidata Presidente che ne ottiene 70.000. La Candidata Borgonzoni infatti ottiene 33.000 voti come Presidente (oltre i voti di lista) e 37.000 sono i voti della lista civica Borgonzoni. Si può dire che complessivamente il voto del CentroDestra si è fermato ai valori del 2019, senza più variazioni.

Vediamo i voti di lista della Lega: nel 2018 sono 487.000 salgono a 760.000 nel 2019 (+ 273.000 voti). Nel 2020 i voti scendono a 691.000 (- 69.000). Se però consideriamo i voti diretti alla Bergonzoni (70.000) i voti 2019 -2020 praticamente coincidono.

Forza Italia nel 2018 ha 252.000 voti, nel 2019 scende a 132.000 (- 120.000); nel 2020 calano a 55.000 (perde ancora – 77.000).

Fratelli d’Italia nel 2018 ha 85.000 voti, passa a 105.000 nel 2019 (+ 20.000), Curiosamente CasaPound e Forza Nuova perdono 20.000 proprio voti nel 2019 rispetto al 2018. Nel 2020 arrivano a 186.000 voti (+ 81.000 rispetto al 2019).

Nel giro di due anni Forza Italia perde 197.000 voti, FdI cresce di 101.000 voti.

La Lega (compresi i voti per Bergonzoni) dal 2018 al 2020 è aumentata di 280.000 voti. Dal 2018 al 2020 la Lega cresce nelle Europee 2019 prendendo voti sia a Forza Italia sia al M5S. Poi si ferma al livello 2019.

Fratelli d’Italia dal 2019 al 2020 sembra prendere gran parte dei voti di Forza Italia in ulteriore calo.

Il CentroDestra in queste elezioni non cresce ma è continuata una redistribuzione interna che nel 2019 ha favorito la Lega e nel 2020 Fratelli d’Italia.

Considerazioni Politiche

Si sta diffondendo una narrazione per cui il Bipolarismo è tornato. Il fatto è semplicemente che nelle elezioni regionali esiste un sistema elettorale maggioritario spinto, diverso (in modo assurdo) da Regione a Regione. Abbiamo perso come Centro-Sinistra Regioni come Piemonte, Umbria e Calabria. Siccome è stata confermata in Emilia-Romagna una maggioranza di Centro Sinistra, che conclusioni realistiche vogliamo trarre?

In Umbria si è perso con il candidato civico sostenuto anche dal M5S. In Calabria anche sommando i voti dei due candidati di Centro Sinistra e del candidato M5S non si batteva il candidato Centrodestra. Dobbiamo capire bene le specifiche ragioni della vittoria di Bonaccini e del Centro- Sinistra in Emilia Romagna per trarne indicazioni utili, senza illusorie forzature che portano a proposte politiche non fondate su dati oggettivi ma sulle proprie convenienze tattiche.

Bonaccini ha vinto per un’insieme di fattori: 1) il buon governo dell’Amministrazione Regionale; 2) per aver concentrato la campagna elettorale sui temi concreti del territorio;   3)  era il candidato di tutto il centrosinistra a cui non se ne sono contrapposti altri ; 4) la novità della prorompente azione delle Sardine con rilevanti effetti anti astensionismo tra gli elettori del centrosinistra; 5) il voto disgiunto di molti elettori M5S (chi ha votato solo Bonaccini, chi ha votato la lista M5S ma come Presidente Bonaccini e non il candidato Benini) e il fatto che non sembra risultare invece tra gli elettori 5S un voto significativo pro Borgonzoni 6) gli eccessi di Salvini che hanno acceso lo scontro politico ed alzato il livello di partecipazione al voto.

Capire la specificità del successo Bonaccini in Emilia.Romagna, vuol dire non cadere in banali generalizzazioni ed ipotizzare repentini cambiamenti della strategia politica rispetto per esempio al disegno di legge sulla legge elettorale nazionale.

Di fronte al voto ulteriormente ridimensionato delle Liste M5S, dopo il salasso del 2019 a vantaggio della lega, ritengo giusto rispettare il travaglio interno del M5S e degli attuali elettori , senza forzature derivanti da classiche logiche di potere.

Dopo le elezioni politiche del 2018 si disse che l’alleanza con il M5S del 32,7% avrebbe logorato progressivamente il PD del 18,5%. Con la Lega del 17% è invece accaduto esattamente l’opposto: la Lega al Governo si è portata via il 50% degli elettori 5S. Ora si deve capire quale collaborazione costruire con i 5S

Gli elettori 5S partono da un autonomo percorso politico-culturale basato tra l’altro sulla convinzione di rappresentare un movimento pragmatico  né di destra né di sinistra. Ma circa metà degli elettori del 2018 hanno scelto di passare a liste di destra o di astenersi. E’ fondamentale capire quali elettori oggi siano rimasti ancora fedeli al voto al M5S  in questi ultimi due anni segnati dal successo alle politiche e dall’esperienza al Governo. 

Nelle votazioni con sistema maggioritario come nelle regionali, non cercare convergenze con i 5S contro i fascioleghisti è scelta sicuramente suicida. In una votazione nazionale basata sul proporzionale ogni forza politica potrà evidenziare al meglio la propria identità (valori e programma) e cercare di ottenere consenso. Le alleanze e i rapporti di forza dipenderanno dalle scelte degli elettori e dalla capacità di ogni partito/partitino di fare politica nell’interesse della comunità nazionale (prima e dopo la competizione elettorale).

Il M5S è certamente espressione del Partito Azienda di Casaleggio ma è anche un insieme di elettori con propri valori e tematiche che non sono del tutto assimilabili a quelle della sinistra tradizionale. E’ anche il gruppo parlamentare più consistente, nonostante le defezioni. Sperimentare la collaborazione tra Centro Sinistra e M5S cercando convergenze, senza illusioni o facili appiattimenti, è oggi l’unica strada percorribile.

Realismo e pragmatismo sono necessari per sconfiggere i fascioleghisti sovranisti nostrani. Il dialogo e la mediazione tra PD e gli scissionisti (di ItaliaViva e Azione) favorirebbe una negoziazione maggiormente positiva con il M5S e l’evoluzione del quadro politico. La competizione esasperata interna al CentroSinistra è sicuramente uno dei fattori di squilibrio continuo che danno forza alla continua azione di propaganda mediatica dei sovranisti.

Dal punto di vista della strategia politica non possiamo mettere sullo stesso piano l’essere l’antagonisti rispetto alla pericolosità dei fascioleghisti con l’essere portatori di visioni in gran parte diverse da quelle del M5S. Abbiamo fatto un Governo (Letta) con il Partito Azienda di Berlusconi, abbiamo cercato (con D’Alema e Renzi) di fare riforme costituzionali con Berlusconi, possiamo collaborare, con buon senso e intelligenza politica, senza eccessivi patemi, per una fase della vita politica italiana con il M5S che ha sicuramente, ad oggi, un elettorato diverso da quello di Forza Italia e con maggiori punti di contatto col Centro Sinistra.

Alcuni suggerimenti sulla nuova legge elettorale proporzionale

Il Referendum proposto dalla Lega e dal CentroDestra sulla legge elettorale si proponeva di introdurre un sistema totalmente maggioritario uninominale eliminando ogni rappresentanza su base proporzionale. L’iniziativa aveva un carattere puramente propagandistico volto ad attaccare ulteriormente i principi portanti di una Repubblica Parlamentare. Il fatto che il quesito referendario sia stato dichiarato inamissibile dalla Corte Costituzionale era altamente prevedibile: bastava leggere le sentenze più recenti sul tema legge elettorale, in particolare la bocciatura del Porcellum e dell’Italicum proprio per aver ridotto la rappresentanza della volontà degli elettori ridimensionando le quote proporzionali a scapito dei cosiddetti premi di maggioranza. Ora Salvini rilancia demagogicamente sull’elezione diretta del Presidente della Repubblica, vecchio sogno della destra Italiana per stravolgere la nostra Costituzione.

Adesso la strada per affermare un sistema elettorale proporzionale sembra più percorribile. Alcune avvertenze: 1) evitare sbarramenti superiori al 2%: si finirebbe per penalizzare proprio le aree del CentroSinistra e della Sinistra (frantumata in più formazioni politiche) e quella dei Centristi moderati che non vogliono essere inglobati in liste a trazione sovranista. Come si fa a perdere in un colpo solo, per esempio, i voti dei Verdi, dei Socialisti, di + Europa, di Azione? Bisogna costringerli per forza ad aggregarsi in liste “arcobaleno” non per la maturazione di reali processi politici di unificazione ma semplicemente per aggirare lo sbarramento? E le possibili formazioni di moderati di destra o di centristi dovrebbero essere costretti ad aggregarsi a liste e candidati in un’ottica di bipolarismo che non esiste più a livello nazionale? 2) Dopo le elezioni europee Casa Pound ha dichiarato che non avrebbe più presentato una propria lista. E’ evidente che oggi le formazioni di estrema destra possono scegliere di votare direttamente i fascioleghisti di Salvini e Meloni, concordando sostanzialmente sulla linea politica sovranista e indirizzando i propri elettori in modo più o meno esplicito, su alcune candidature più gradite. 3) I voti delle formazioni di centro, centrosinistra e di sinistra che non superassero la soglia di sbarramento verrebbero suddivisi tra i partiti che hanno superato la suddetta soglia in proporzione al voto ricevuto. Quindi la maggior parte dei voti dispersi di queste formazioni, rafforzerebbero paradossalmente proprio la Lega. 4) rifiutare ogni ipotesi di scheda unica per Senato e Camera come nel Rosatellum bis: si finirebbe per coartare la piena espressione della volontà dell’elettore che potrebbe anche decidere di differenziare il proprio voto. 5) ripristinare la preferenza a libera scelta dell’elettore senza il vincolo del listino predisposto dalle Segreterie di Partito

SONDAGGI E LEGGE ELETTORALE

Vi voglio evidenziare alcuni dati riportati nei vari sondaggi sulle intenzioni di voto effettuati a fine 2019, inizio 2020.
1) abbiamo circa un 10% degli elettori che non dichiara ( o non sa ancora) come voterà alle politiche. Il dato del 60% circa relativo all’affluenza elettorale evidenziata nei sondaggi è presumibilmente più basso rispetto a quanti voteranno realmente alle prossime politiche
2) l ‘area del centro sinistra rimane sul 30-35 % se comprendiamo anche le varie formazioni di centrosinistra e di sinistra che oggi sono contro il Governo. L’area del centrodestra viaggia invece sempre vicino al 50% a prescindere degli spostamenti interni tra i diversi partiti.
3) Un sistema elettorale maggioritario premierebbe (senza se e senza ma) il centrodestra sovranista. Un sistema proporzionale terrebbe aperte altre soluzioni sicuramente più complicate e con meno illusioni ideologiche, sia per il necessario rapporto con i 5S, sia per il coinvolgimento dei centristi che non vogliono seguire totalmente il duo Salvini Meloni.
4) L’esperienza di tante elezioni ci conferma che nel centrosinistra, la gestione dello sbarramento e, di conseguenza, del voto utile, non ha sempre favorito l’accordo tra le forze politiche ed evitato la dispersione di voti, e la perdita di fatto di voti che vengono poi recuperati anche dai partiti di centrodestra per una redistribuzione in proporzione al voto ottenuto dai singoli partiti che hanno superato lo sbarramento.
5) In questo momento la capacità di negoziazione tra PD ItaliaViva M5S per una nuova legge elettorale proporzionale che non penalizzi ecessivamente le minoranze del centro sinistra (lo sbarramento al 5% è sicuramente esagerato) é la priorità.
E bisogna fare presto, in caso di crisi del Governo Conte2.
6) Se poi si riuscirà a lavorare almeno per tutto il 2020 con un programma di buon senso condiviso, speriamo che l’esperienza concreta di governo serva a conquistare /recuperare elettori rispetto all’attuale prevalenza del centrodestra.

CRISI VERA O RIMPASTO?

Ora la Lega cerca di ricucire lo strappo con il M5S per tornare al governo, facendo magari credere a Di Maio di aver riequilibrato i rapporti di potere, ma solo per rinviare il momento delle elezioni anticipate, dopo aver fregato altri voti ai 5S e aspettando che il Partito di Toti si rinforzi su Forza Italia per fare un listone unico.
Il problema non è, se con l’apertura del PD, il M5S scenderà ancora o risalirà rispetto al tracollo nei voti subito rispetto al 32% o che accadrà in caso di un Governo Istituzionale o di un accordo effettivo con il PD. Saranno poi gli elettori a decidere al momento scelto dal Quirinale e spero con una legge elettorale migliore sulla rappresentanza del Rosatellum che garantisca un effettivo proporzionale corretto, ma con chiara prevalenza del voto proporzionale. Oggi così non è.

  1. L’elettorato del M5S è stato spolpato dalla Lega ma è rimasto un nocciolo duro stimato dai sondaggi intorno al 15-17%. Dire che stava morendo, come sostiene Calenda, direi che è anticipare un po’ troppo i tempi e scambiare i desideri per realtà. 2) La centralità attuale del M5S, non è stata creata dalla proposta di Renzi, dipende dal fatto che ad oggi sono il gruppo parlamentare più numeroso. 3) Deriva soprattutto dal fatto che Salvini ha bisogno per governare o di stravincere elezioni anticipate o di continuare ad usare la stampella M5S anche se questi fossero ridotti nei sondaggi al 8-10%. Trump attraverso l’ex CIA Pompeo vuole decisamente la pace tra i due, e spinge per l’annullamento della crisi, 4) che Renzi parli o stia zitto non cambierà a questo punto di tanto la decisione di Casaleggio: gli conviene farsi spolpare ancora da Salvini, perdendo ancora elettori, stavolta forse anche a sinistra? O meglio provare proprio ora una qualche forma di collaborazione con il PD? 5) Il PD che si propone come interlocutore affidabile al M5S dopo il tradimento pasticciato di Salvini, lo fa per un’emergenza democratica ed economica del Paese, non per semplici calcoli del tornaconto elettorale. Rischia di essere fregato dai 5S? Certo. 6) Alla fine della crisi più bizzarra del mondo magari finirà tutto tra Lega e M5S con rimpastino o con rimpastone. Ma il PD avrà dimostrato in ogni caso la propria serietà e disponibilità per evitare con senso di responsabilità il peggio per gli italiani. 7) La principale forza d’opposizione non può che volere la caduta reale di questo orrendo Governo ma allo stesso tempo deve essere in grado di indicare una soluzione praticabile nell’interesse del Paese, sia a carattere temporaneo come il governo istituzionale o di scopo, sia a più lungo termine se di legislatura.

Riduzione dei Parlamentari e modifiche correttive alla Legge Elettorale

Serve davvero un Governo Istituzionale?
Se Zingaretti avesse proposto un governo transitorio istituzionale anche con il M5S, Renzi e tutti i renziani lo avrebbero lapidato politicamente a furia di #senzadime.
L’unico tema che dovrebbe interessare in realtà a tutti i sinceri democratici e a tutti gli antifascisti è come impedire con ogni mezzo politicamente lecito, e rispettoso della Costituzione e delle Leggi. che Salvini arrivi all’assunzione di pieni poteri.
Ora naturalmente le divisioni strutturali nel PD si scatenano a parti invertite: ma come non era Renzi ad attaccare Zingaretti perché voleva aprire un qualche dialogo con i 5S?
Oppure si parla di ripartizione di poltrone attuali e future.
Non mi interessa davvero sapere se il PD avrà quanti parlamentari di Renzi o quanti di Zingaretti, e neppure pensare che magari arriveremo secondi con un buon risultato, anche con recupero voti sul M5S, che verrà così ridimensionato ulteriormente
La priorità è evitare ad ogni costo la nascita di un governo fascioleghista che con le sue eventuali appendici (Berlusconi e/o Toti, Meloni) punta ad ottenere “pieni poteri”-
Il tema non è avere o meno paura delle elezioni o puntare naturalmente a vincerle (più o meno realisticamente).
Il problema è che abbiamo in corso votazioni su una riforma del Parlamento che prevede una drastica riduzione dei parlamentari e che pone al contempo problemi di compatibilità con l’attuale legge elettorale.
Inoltre il cosiddetto Rosatellum ha mostrato nell’esperienza concreta alcune storture che a mio avviso andrebbero corrette prima di far tornare al voto gli italiani dopo solo un anno e mezzo.
Possono servire alcuni mesi, poi si sfideranno i partiti e le coalizioni con una legge elettorale valida ( sempre sistema proporzionale corretto da quota uninominale) ma di maggiore salvaguardia rispetto a “derive autoritarie”.
1) La riduzione del numero dei parlamentari deve tenere conto di contestuali modifiche alla legge elettorale per garantire circoscrizioni elettorali che consentano significativo e concreto rapporto tra eletti ed elettori e adeguata rappresentanza delle minoranze politiche e territoriali;
2) Va corretto un effetto distorto del Rosatellum: la ripartizione seggi tra uninominale e proporzionale definisce un sistema elettorale proporzionale corretto. Non entro nel merito se la quota uninominale è forse troppo elevata. Ma il tema è il voto disgiunto
3) Impedire il voto disgiunto obbligando un voto su un unica scheda, porta al rafforzamento di fatto della quota uninominale, negando il diritto dell’elettore a scegliere liberamente nel proporzionale la lista preferita ( da sola o in coalizione con altre liste) mentre nell’uninominale l’elettore dovrà poter scegliere il candidato ritenuto migliore tra quelli che si presentano nella sua circoscrizione elettorale.
Voto proporzionale e voto uninominale non possono essere appiattiti in un’unica scelta forzata.
Starà all’abilità politica dei partiti, accordarsi all’uninominale per candidati concordati e a trovare figure di alto prestigio o candidati profondamente radicati nel territorio della circoscrizione interessata.
Il voto unico forzato, ha di fatto indirizzato il voto sui partiti valutati più competitivi, alterando nei fatti, al di là delle intenzioni del legislatore, quella che doveva essere la prevalenza del sistema proporzionale sull’esito del voto.
L’elettore ha certamente pieno diritto di scegliere all’uninominale il candidato che ritiene più competitivo rispetto ad un altro, ma allo stesso tempo deve anche poter differenziare il proprio voto per quanto riguarda la quota proporzionale.
E il Rosatellum non lo consente. Voto unico su scheda unica significa effetti distorti rispetto alla libera volontà dell’elettore.
4) Ridurre in modo sensato il numero parlamentari e correggere contestualmente effetti distorti, sperimentati nel 2018, della legge elettorale, sono validi motivi per rinviare anche di pochi mesi scelte elettorali che decideranno il futuro dell’Italia.